Tiziana Paghini

L’arte dell’individualità

Alcuni brani tratti dai miei libri*

Un semplice atto di pietà                          2003

Cammini lontani                                       2004

Spunta trepidamente l'alba sull’argine di un corso d'acqua qualunque, in un posto come tanti altri. L’aria fredda irrigidisce tutto ciò che abita un luogo ormai poco frequentato. Il paesaggio risulta essere quasi onirico. Il silenzio delle metropoli è distante, non sembra appartenere ad uno spazio dove il tempo pare essersi fermato. In ogni dove, contemplando oltre l’orizzonte, c’è il nulla. Le sponde del fiumiciattolo sono avvolte da un capillare strato di ghiaccio lasciato dall’ultima nevata dell’inverno che con difficoltà sta aprendo le porte alla buona stagione. Si vive il giorno, la vita, qualunque possa essere. Si vive il nulla, finalmente, o purtroppo. Si respira Dio, la potenza generatrice. Si respirano errori che non potranno più essere cassati. Si percepisce la fine, in ogni angolo di un suolo a prima vista spopolato.(…)

 

L’aspirazione dell’aguzzino si è trasformata in consistenza. La vittima giace al suolo ghiaioso, mentre il nuovo giorno si apre sulle vite di chi ignora la sofferenza degli altri.Si riavvia, ha rivisto abbastanza. Non occorre aggiungere altro.Cammina nuovamente lungo la salita che non porterà a nessuna liberazione, perché mentre le spalle pesano, e il respiro torna ad essere angoscioso, sa che dal momento in cui la strada di campagna diverrà quella della città, la vita non potrà più essere la stessa, e che l’accaduto si accomoderà come un amante troppo zelante, lungo tutto il percorso che gli rimarrà da vivere.(…)

 

Luca non le poteva dire che Anna era solo un rapporto d’adeguatezza, di vantaggio. Anna non era il vero amore. Per lei non sentiva il cuore battere all’impazzata. Non le mancava, se non c’era.L’ansia non accompagnava i loro incontri troppo costruiti da un ambiente sociale attento unicamente alle apparenze. Non le poteva sostenere che l’avrebbe congiunta in matrimonio pur non essendone affascinato, pur non avendo mai sentito il cuore preso d'amore. Gloria non poteva capire. Nemmeno lui ci riusciva. Lei non avrebbe concepito le sue ragioni, ancor prima non gli avrebbe creduto. (…)

Non sapeva cosa Gloria rappresentasse realmente per lui. Aveva ancora il suo sapore sulla bocca, e ci stava male. Gli era entrata nelle ossa come una scossa d’elettricità. Non c’era, e gli mancava. Era l’unica certezza che Luca riconosceva.

Devo sentirti, anche se non voglio. Mi hai aperto la mente, ma ho paura di te. Hai sconvolto tutto il mio mondo.

Gloria sa che starà male senza di lui. Non farà altro che pensarlo con Anna. Guarderà l’orologio scandire i secondi, e figurerà nella mente Luca al suo fianco, nel suo letto. Percepisce già da quell’istante che soffrirà. Anna glielo sta rubando.Anna possiede al proprio arco frecce più pungenti, che lei non può avversare. Anna è l’altra, non lei. Lo ha ingabbiato in una situazione dalla quale Luca non può uscire. C’è troppa carne sul fuoco. Se lui decidesse di seguire il cuore, comunque ne uscirebbe sporco. (…)

Luca le è sopra, le sue mani tolgono i capelli dal viso di una donna che ha notizia amerà per tutta la vita. Le vede le gote arrossate di piacere. Sottili lacrime di sudore imperlano la fronte. Quella è davvero la loro prima volta. Il primo sesso consumato e che non è fine all’erotismo. Tra quelle lenzuola color crema, scorge il suo presente e il domani che non ci sarà.Sta confutando a se stesso l’opportunità d’essere felice. Mentre ascolta e riconosce il piacere, sente che la perderà. La passione si mescola allo spasimo ed incrementa la voglia di congiungerle le mani per non lasciarla fuggire. Anna è lontana. Non può esserci, perché con lei non ha mai sentito una pulsione a tal punto sconfinata. Gloria è il sogno che si rende corporeo. La guarda,mentre inarca il collo e senza parlare gli dice che sta bene con lui. Non può smettere di baciarla. Se il suo corpo fosse interminabile,lui la bacerebbe all’infinito. Non può credere di essere innamorato di lei. Non può credere di essere stato stregato. Scivola nel suo corpo ed affonda il viso nel suo collo.

Lei lo accoglie, e mostra il piacere che sente. Luca potrebbe morire in lei. L’emozione regna sovrana in una ragione che vorrebbe cassare, prendere a calci una volta per tutte.

E’ troppo bello perché duri. E’ tutto troppo portentoso perché possa essere vissuto senza recriminazioni. (…)

 

 

 

 

 

 

Capacità di capire                         2004                        

Sto pensando.

Richiamo alla mente il giorno scorso.

Riporto alla funzione mnemonica il lontano, come se non avessi i mezzi per  farne a meno questa sera.

Per quale ragione proprio in questo istante, non ne ho notizia.

No, non lo so.

Ci sono cose che debbono essere fatte, pure se i reali desideri sarebbero altri.

Il mio momento è arrivato, non posso procrastinare oltre.(…)

 

Mamma era priva di vita, risiedeva praticamente un mondo che non era piu’ il mio, ma ero riuscita a portarla indietro, a condurla di nuovo a me.

Avevo contrastato la fine, come mai avrei avuto la capacità  di fare in altra causa.

L’avevo sottratta alla morte.

Questa volta però era diverso, non avrei potuto farlo.

Questa volta la sovrana vestita di nero non se ne sarebbe andata, non mi avrebbe concesso altro tempo.

 

“Vorrei con tutta me stessa, che ti alzassi nuovamente da quel letto,che facessi opposizione alle torture che noi tutti ti stiamo consegnando.

 Indirizza tutti a quel paese,anche me!

Prenditi nuovamente il governo di quella vita che qualcuno più in alto ha voluto sottrarti aggressivamente!

Mostra a tutti noi che ci sei anche adesso.

 Innalzati al nostro dolore con il tuo,piu’ reale,ed insegnaci che non hai bisogno di nessuno di noi!

Dichiarami che neppure di me, hai piu’ occorrenza!

Affermami che non ti senti abbandonata se non ci sono.

Dimmi che da sola vivi benissimo.(…)

 

Negli ultimi mesi della sua vita,vedevo in mia madre una donna che non era piu’.Una figura che  non era piu’ distinguibile.

L’odore d’infermità e di preparati terapeutici era tenacemente sotto il mio naso.

Mi nebulizzavo litri di profumo sulla pelle e sui vestiti per pulirlo,ma era nelle mie narici,e prima ancora nella mia testa.

Lavavo le mani decine di volte durante il  giorno,ma l’odore d’ospedale era sempre presente.

Nessuna fragranza poteva eliminarlo.

 

Mamma se ne stava andando.

Mamma se n’era già andata.

Quasi certamente è stato meglio così.

Forse è stato un bene che io abbia perso questa lotta.

Lo dico, ma non ci credo.

La morte libera,in tutti i sensi.

La morte che è avversaria d’ogni forma di vita,in realtà puo’ essere ricevuta con benevolenza.(…)

 

Sento il tuo buon odore a volte, sai?Quel profumo fresco di fiori scuri dell’elaborata   ampolla verde dell’Avon, che ti facevi portare a casa da non so piu’ chi. Era un profumo in crema, il tuo piu’ amato. Papà diceva che era troppo forte, ma tu lo portavi bene, se solo riuscivi ad essere realmente te stessa. Ti era simile. Anche tu eri molto forte, solo che nessuno si è mai accorto che sotto quell’ involucro calcareo, avevi bisogno di leziosità.

Nemmeno io lo sapevo, lo celavi a tutti.

Ti custodivi fino all'ultimo da questa occorrenza, di cui ti vergognavi.Necessità, che se solo avessi accontentato, non ti avrebbe portato ai tormenti a cui ti sei sempre costretta. Nessuno di noi ti ha voluto capire sino in fondo. Nessuno di noi ti ha potuto dare aiuto. Non ce lo hai permesso.(…)

Segue: Brani dei miei libri

 

Ileana sembra dormire seduta al mio fianco con il capo reclinato sulla spalla, e quel viso pallido incorniciato dai lunghi capelli neri. C’è solo tutto quel sangue ad assicurare che non è addormentata ma morta. Non la potrò piu' baciare e stringere tra le braccia come negli ultimi mesi. Ma la dovevo portare con me, e lei non voleva seguirmi. Cos’altro avrei potuto fare?

Una donna deve seguire l'uomo che ama. Da sempre è così, si sa.

Dimenticavo...Ileana non mi amava. (…)

 

Da bambino mio padre mi ricordava che le gocce di pioggia erano le lacrime degli angeli che, tristi per le cattive azioni dell'uomo sulla terra ci bagnavano con il loro pianto.

A volte quel tanto che bastava per farci capire il nostro errore, altre invece punendoci con le alluvioni. Condannandoci di quelle ingiustizie che solo l'errore piu’grande di Dio nella creazione del mondo, vale a dire l'essere umano, è in grado di compiere.

Non so se sono gli angeli a piangere, ma credo che se così fosse io non avrei motivo d’essere fermo a questo semaforo, dovrei essere colpito da un’onda anomala per le colpe che vesto sotto la mia preziosa camicia firmata.(…)

 

Lei respira anche ora.

In questo momento respira la mia aria, e vive la mia vita nel modo in cui ha sempre fatto.

Le sue mani gelide mi schiacciano la mente.

Dio, la sento davvero…

 

Le tue mani fredde del cuore nero che possiedi mi afferrano la gola.(…)

 

Oggi assaporo l'amaro del giorno dei miei tormenti, dei miei errori, delle angosce.

Lo faccio alzando lo sguardo al cielo nero sopra la mia testa ed invocando tacitamente un Dio, uno qualunque, che mi liberi il cuore da queste afflizioni, da questo bruciore che mi fa sentire il fuoco nelle vene, nel muscolo cardiaco e che non mi fa vivere, non mi permette di respirare.

Oggi assaporo gli ultimi istanti che mi separano dalla chiusura definitiva di conti aperti con il giorno scorso.

Non troverò la pace, ma la troveranno le vittime che si potranno dire salve da me. (…)

* I temi proposti sono unicamente brani dei miei lavori, inseriti per mettere in linea il mio stile.

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