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Tiziana Paghini L’arte dell’individualità
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Ritratto di Tiziana Paghini |
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Biografia |
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Tiziana Paghini nasce il 20 Giugno 1971 a Pavia. Già da bambina ama scrivere lunghi pensierini a scuola, spesso fantasticando sui genitori, sulla sorella più grande di dodici anni che chiama ‘Tata’ e che riconosce essere un’amica e una confidente. Nella casa di campagna, a metà strada tra il lodigiano e il pavese, culla sogni e aspirazioni per un domani ricco di arte, in tutte le sfumature possibili. Le bambole e i molti gatti, da sempre compagni insostituibili, sono gli amici prediletti di una bambina sveglia, dolce, ma allo stesso tempo con un carattere indocile. Disegna, crea paesaggi del tutto fantastici e realizza quaderni ricchi di storie nei quali gli insegnanti a scuola riescono a vedere fatti realmente vissuti e non opere di fantasia. Predilige le materie letterarie, sacrificando volutamente tutto ciò che è matematica e realtà. Non ama lasciarsi sbarrare la mente da regole prefissate, ma vola libera come un gabbiano, alla ricerca di emozioni da poter tradurre in una sorta di concretezza fatta di carta e inchiostro. Adora la natura e tutto ciò che la rappresenta. Gli animali sono la sua passione, così come tutto ciò che può ammirare perché creato. A diciassette anni inizia a scrivere davvero, senza un obbiettivo di pubblicazione, ma i suoi lavori si fanno intensi e raggiungono uno spessore del tutto diverso da quei temi che erano soltanto piccole e ordinarie storie quotidiane. Tiziana inizia a crescere, a vedere il mondo in tutte le gradazioni dei colori, comprendendo che le oggettività possono essere anche grigie e nere. Impara a proprie spese che la maturazione artistica può avvenire anche attraverso un dolore personale. Le pagine dei suoi scritti si tingono di un nuovo elemento cromatico: il nero. La prematura e drammatica scomparsa del padre obbliga la sua fantasia ad imperlarsi di lacrime. Le storie fino a quel momento caratterizzate dal sole e dai colori vivaci dell’infanzia mutano, lasciando il posto a storie nuove, drammatiche, crude. Supera con molta difficoltà una perdita che non vuole riconoscere come propria, e in poco tempo scopre che il dolore è un sentimento che
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non si dimentica, ma che cresce con la malattia irreversibile dell’amata madre. Sconfortata, arrabbiata con un’oggettività troppo difficile da accogliere come reale, Tiziana chiude in un cassetto la vecchia macchina da scrivere e tutto ciò che ha scritto. I sogni, fino a quel momento cullati dolcemente e custoditi gelosamente, sono un lusso che non può e non vuole permettersi. Non da spazio ad altro se non al dolore e al peggioramento dello stato di salute di sua madre. In poco tempo il cassetto e tutti i tesori che tanto l’avevano attirata, si sposta in cantina, e lei non ci pensa più. Non può credere che anni dopo la morte della donna che le ha dato la vita, sarà il caso a farle riaprire le grandi buste gialle che contengono le bozze per romanzi concepiti nelle ore di svago della giovinezza. Sarà il caso fortuito a farle comprendere che attraverso le innumerevoli pagine abbozzate con la macchina elettronica e corrette con il pennarello rosso, ci può essere la salvezza per superare la depressione che l’ha colpita dopo la morte della madre. Riaprendo i fascicoli, Tiziana riscopre la voglia di scrivere, di crescere. Attraverso vecchie storie imbastisce nuove trame, e si appassiona maggiormente alla meravigliosa arte dello scrivere. A trentacinque anni è decisa a portare avanti una passione e trasformarla in un concreto progetto di lavoro che possa trasmettere agli altri aspiranti scrittori come lei, il giusto input per non smettere di credere in se stessi e nelle proprie capacità. Vive nella vecchia casa dei genitori con la sorella Gabriella, il compagno Massimiliano e tredici bellissimi gatti che l’accompagnano lungo il cammino ad una svolta che è del tutto intenzionata a realizzare.
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